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Il microbioma intestinale: siamo “anche“quello che mangiamo

Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che la nostra salute non dipende solo dal nostro codice genetico (genoma), ma anche da quello dei microorganismi (microbioma), che vivono nel corpo umano, in particolare nell’intestino. Uno dei risultati emersi dalle ricerche è che nell’intestino di chi vive nei paesi industrializzati, specialmente nel mondo occidentale, il microbioma è meno vario rispetto a quello delle popolazioni primitive.

Si ipotizza che la dieta sia il fattore più importante per determinare la composizione del microbioma umano. Una dieta squilibrata, cioè a basso
tenore di fibre e ricca di grassi e zuccheri semplici determinerebbe dei cambiamenti nella popolazione di batteri e funghi residenti nell’intestino ed
una riduzione di alcuni metaboliti, come il butirrato, sostanza che ha un effetto antinfiammatorio. In generale si ritiene che il microbioma possa influenzare l’insorgere di diverse patologie metaboliche ed autoimmuni.

Infine, vi è evidenza del fatto che il nostro microbioma, oltre ad influenzare il nostro stato di salute, determina le nostre preferenze alimentari
ed il nostro comportamento. I metaboliti derivanti dai microbi trasmettono informazioni dall’intestino al cervello dicendo all’ospite se hanno bisogno di un particolare tipo di cibo. I microbi possono avere le proprie ragioni evolutive per comunicare con il cervello, in quanto si nutrono di ciò che mangia l’animale ospite.

La prossima volta che abbiamo voglia di pizza, dovremmo chiederci chi ne sia veramente la causa…

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