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Malattia da reflusso gastroesofageo.

Si parla di reflusso gastroesofageo quando il contenuto dello stomaco risale nell’esofago, portando in bocca un liquido di sapore acido e amaro. In condizioni normali è un fenomeno che si può presentare anche più volte al giorno e che non sempre causa disturbi. Diventa una vera e propria patologia (malattia da reflusso gastroesofageo) quando è accompagnato da una sintomatologia particolarmente rilevante.

Sensazione di bruciore che dallo stomaco si irradia verso l’alto e rigurgito acido sono i principali sintomi che permettono di riconoscere la presenza di questo disturbo, spesso correlato a episodi come tosse, asma, laringite definite “da reflusso”.

Attenzione a non confondere la tosse secca con la tosse da reflusso!
Possono avere una sintomatologia simile, ma nella tosse da reflusso i prodotti per la tosse sono inefficaci.

L’insorgenza è legata a cause multifattoriali, tra queste la presenza di ernia iatale, ritardo nello svuotamento gastrico, obesità addominale ed è sicuramente favorito da stili di vita inadeguati (pasti eccessivamente abbondanti, cibi grassi, bevande alcoliche, fumo, abuso di caffè, bevande gassate, assunzione di farmaci gastrolesivi ecc.).
Rappresenta la più comune patologia del tratto gastrointestinale superiore, con un picco tra i 35 e i 45 anni.

Il controllo della sintomatologia è possibile attraverso il ricorso a diverse categorie di farmaci o dispositivi medici: alcuni di questi agiscono inibendo la secrezione acida dello stomaco (inibitori di pompa protonica, ad esempio omeprazolo e pantoprazolo, e antistaminici come la ranitidina) o neutralizzandone l’acidità (antiacidi, come gli idrossidi di magnesio e alluminio).
Altri invece esplicano un effetto protettivo sulla mucosa (alginati e mucopolisaccaridi).

Una ricerca pubblicata sul World J Gastroenterology ha evidenziato una possibile correlazione tra la presenza di reflusso gastroesofageo e lo sviluppo di fibrillazione atriale, una patologia del ritmo cardiaco che si presenta con battito rapido e irregolare e che può portare a complicanze di grave entità, primo fra tutti l’ictus.
I meccanismi attraverso cui il reflusso favorirebbe lo sviluppo di fibrillazione atriale non sono tuttavia noti.
Secondo alcune ipotesi, fenomeni infiammatori e la stimolazione del nervo vago potrebbero essere tra le cause della correlazione tra i due disturbi.

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