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Proteggiti dal sole per prevenire il rischio di tumori cutanei

È vero che una pelle abbronzata è una pelle sana?
Essere abbronzati è spesso considerato sinonimo di bellezza e buona salute. In realtà non c’è niente di salutare nell’abbronzarsi e la diffusa teoria secondo cui l’abbronzatura sia una forma di protezione naturale contro le scottature è del tutto falsa: è semplicemente la risposta dell’organismo all’evidente danno causato dai raggi UV.

È possibile esporsi al sole in sicurezza?
Oltre all’utilizzo di un’adeguata protezione solare, evitando di esporsi nelle ore centrali della giornata, è importante cercare o ricrearsi delle zone all’ombra. Alberi, ombrelloni, tettoie riducono il passaggio della radiazione UV, anche se non in maniera assoluta. Alti livelli di UV derivano anche dalla radiazione diffusa dai riflessi, specialmente sulla neve o sulla spiaggia.

I filtri solari offrono una protezione efficace?
Si, ma devono essere combinati con altre misure di prevenzione. L’applicazione di solari non ha l’obiettivo di prolungare la permanenza al sole, ma di proteggere le parti del corpo più esposte e quindi più a rischio. I filtri ad oggi sul mercato proteggono dagli UVA e dagli UVB.
Il fattore SPF indica il grado di protezione da UVB mentre per gli UVA non c’è ancora uno standard di etichettatura per l’indicazione del grado di protezione.

È vero che gli indumenti garantiscono sempre una buona protezione UV? 
Gli indumenti rappresentano una barriera fisica, tuttavia non ostacolano in maniera assoluta la radiazione. Negli ultimi anni è stato introdotto il concetto di “anti-UV” anche per i tessuti:
così come l’SPF per i solari, l’indice UPF rappresenta la misura di come i tessuti proteggano dai raggi UV.

È vero che i bambini sono particolarmente vulnerabili?
I bambini sono più a rischio degli adulti, la loro pelle è più sensibile e trascorrono generalmente molto più tempo all’aperto svolgendo attività ricreative.
Anche solo poche scottature nell’infanzia possono aumentare significativamente il rischio di  cancro.

Fonti: https://www.who.int
https://www.cdc.gov

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