Se ricordarsi di quando eravamo magri può essere difficile e doloroso, pensare ai noi stessi del passato in palestra, mentre corriamo al parco, etc potrebbe essere più semplice ed efficace nel riportarci lì e non solo con la mente.

Pensare di fare sport di certo non è lo stesso che farlo davvero, ma, secondo i ricercatori dell’University of New Hampshire, se ci concentriamo intensamente e torniamo con la mente al passato, anche il solo ripensare a un’esperienza di esercizio fisico può motivarci a fare davvero più attività fisica.
“I ricordi di esperienze passate guidano i comportamenti attuali e futuri”: è questa la premessa da cui è partito lo studio pubblicato sulla rivista Memory.
Gli psicologi Mathew J. Biondolillo e David B. Pillemer hanno chiesto a oltre 200 studenti di compilare un questionario, apparentemente sulle attività da scegliere al College. Al gruppo di controllo è stato poi chiesto di ricordare un’esperienza positiva oppure una negativa che ritenevano avrebbe potuto motivarli a fare di nuovo un’attività fisica. Entrambi i gruppi sono stati poi invitati a riferire quanto esercizio avessero fatto nei giorni successivi.

Come era prevedibile, gli studenti che sono stati invitati a richiamare un ricordo positivo hanno riferito: “livelli significativamente più elevati di attività fisica successiva rispetto agli studenti del gruppo di controllo”. Gli studenti invitati a richiamare un ricordo negativo hanno anch’essi riportato un aumento di esercizio, ma in misura minore.

Come leggere questi risultati?

Il fatto che i ricordi positivi possano innescare sensazioni positive – immaginando se stessi a svolgere un’attività fisica – e di conseguenza possano determinare migliori intenzione di fare attività fisica e spesso una reale maggiore attività, ci sembra comprensibile.
Ma come spiegare il fatto l’effetto positivo dei ricordi brutti? Secondo gli autori, la motivazione arriva lo stesso, ma in modo diverso: “questi ricordi possono aver attivato autonomamente sentimenti connessi alla necessità di migliorarsi”.

Il messaggio chiave, da esplorare è che: “Attivare la memoria autobiografica, ovvero riportare alla mente la sequenza dei momenti che costituiscono la nostra storia individuale, può essere uno strumento molto efficace nel motivare i singoli individui ad adottare stili di vita più salutari”.

Se il ricordo anche di un solo un episodio in cui abbiamo fatto moto – in particolare se positivo – ha un effetto così tangibile sullo svolgere poi un’attività fisica reale, immaginate gli effetti che potrebbero avere, come strumento motivazionale, programmi che incoraggino esplicitamente i partecipanti ad attivare regolarmente la memoria emozionale.

Potere alle storie, dunque, soprattutto se autobiografiche.
Norina Wendy Di Blasio
Fonte: Mathew J. Biondolillo & David B. Pillemer. Using memories to motivate future behaviour: An experimental exercise intervention. Memory 2014 DOI: 10.1080/09658211.2014.889709